Ictus e dieta mediterranea c’è una correlazione
rischio ictus dieta mediterranea

E’ sempre stata il nostro punto di forza la dieta mediterranea, eppure oggi le ultime informazioni ci parlano di una stretta correlazione fra questo tipo di alimentazione e il rischio ictus, parliamo di 200mila casi all’anno, lictus” potrebbe essere agevolato dalla nostra tipica dieta, quella che tanto amiamo e che risulta essere vanto del nostro Paese.

Di circa 200mila casi registrati ogni anno abbiamo almeno 50mila che riescono a sopravvivere ma con disabilità di diverso tipo, altra percentuale davvero importante è quella legata a chi invece non riesce a superare l’ictus, siamo nell’ordine del 20%.

rischio ictus dieta mediterraneaMa quello che fa specie oggi è una delle motivazioni dell’alto tasso di “ictus” che colpiscono gli italiani, sembra infatti che sotto l’occhio del ciclone ci sia addirittura il nostro modo di mangiare, ovvero la nostra “sana” dieta mediterranea.

Dall’ISS il focus sulla prevenzione primaria e la lotta all’ictus rivela, attraverso Simona Giampaoli del Dipartimento Malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento, che:

Valutare in quale misura i vari cambiamenti alimentari abbiano influito sul piano nutrizionale come beneficio (allungamento della vita media e scomparsa di malnutrizione) e sul piano epidemiologico come costo (aumento dei fattori di rischio e delle malattie) è molto difficile. Obesità e sovrappeso oggi riguardano il 70% della popolazione adulta di 35-74 anni (gli obesi sono circa il 25%), l’inattività fisica il 40%. L’ictus, come gran parte delle malattie cronico-degenerative, riconosce una eziologia multifattoriale; è possibile valutare il proprio rischio di andare incontro a un evento cerebrale maggiore sulla base di otto fattori di rischio: età, sesso, pressione arteriosa sistolica, terapia antipertensiva, colesterolemia totale e HDL, abitudine al fumo e diabete.

Per molti anni abbiamo studiato quali sono i danni derivati dai fattori di rischio e oggi, dopo aver osservato con studi longitudinali popolazioni molto ampie per molti anni, esiste la possibilità di capire i benefici che possono derivare dal mantenere bassi i livelli dei fattori di rischio modificabili (pressione arteriosa, colesterolemia totale, indice di massa corporea, e abitudine al fumo) nel corso della vita attraverso stili di vita salutari. Le persone che adottano stili di vita sani purtroppo costituiscono un gruppo poco numeroso della popolazione generale (circa il 5-10%) e sono quelle che si ammalano di meno, hanno eventi meno gravi e dichiarano di avere una qualità di vita buona o eccellente in età avanzata.

 Dunque, se si vuole ridurre il peso della disabilità, prevenire l’ictus e se si desidera avere una buona qualità di vita in età avanzata, è necessario che giorno per giorno si riscoprano i piaceri dello stile mediterraneo, dalla cucina all’attività fisica, dall’arte alla cultura. E qualsiasi età è buona per cominciare.

Allora cosa fare?

Per coloro che già hanno avuto un evento cardiovascolare o soffrono di episodi di fibrillazione atriale esistono oggi terapie molto efficaci che permettono di vivere con una buona qualità di vita; tutti questi trattamenti però sono più efficaci e ci permettono di vivere meglio se accompagnati da stili di vita sani. È stato osservato ad esempio che persone che hanno episodi di fibrillazione atriale, durante i mesi estivi registrano meno episodi, così come durante i fine settimana. Un andamento che rispetta l’aumento del movimento: in estate, come durante i fine settimana si tende a svolgere più attività fisica che durante la stagione invernale.

I trattamenti farmacologici non rappresentano, dunque, una alternativa agli stili di vita ma devono essere sempre accompagnati da un cambiamento di abitudini che tenda verso quelli più sane: abolizione del fumo; riduzione del consumo di bevande alcoliche (non più di un bicchiere di vino al giorno); diminuzione del consumo di sale (facendo attenzione anche alla quantità contenuta negli alimenti preconfezionati) riduzione dei grassi animali e colesterolo, in particolare di carni, burro, panna, formaggi e uova.

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