Insetti, la nuova cucina sulle tavole italiane

Sarà davvero la nuova cucina anche sulle tavole italiane? Stiamo parlando di quella che oggi viene, appunto, definitiva la novel food e che contempla nel suo menu gli “insetti”, c’è chi attende con trepidazione e chi invece è disgustato ma una cosa è certa il conto alla rovescia è iniziato per vedere questi “piattini prelibati” anche sulle tavole degli italiani, si tratta di un incontro con una cultura diversa, davvero molto lontana dalla nostra, ma che molti italiani, pare, siano disposti a provare.

O almeno, non ancora: per poter mangiare insetti, in Italia, bisognerà aspettare ancora qualche tempo.

Se infatti all’inizio di quest’anno è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2015/2283 sui nuovi alimenti (novel food), che dovrebbe snellire la burocrazia per introdurre in Europa nuovi alimenti, le norme applicative non sono ancora state fatte.

La semplificazione riguarda specialmente il segmento della commercializzazione (e quindi il consumo) di prodotti a base di insetti: per effettuare tutto l’iter previsto ci vuole però del tempo e quindi nell’immediato sul territorio nazionale non si possono ancora vendere né allevare insetti per usi alimentari.

Nello specifico per gli insetti – ci spiega Antonia Ricci dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Delle Venezie* – è prevista una procedura semplificata, che richiede comunque alcuni mesi; infatti gli interessati (aziende, produttori…) dovranno accompagnare la richiesta con numerosi dati sulla sicurezza per il consumo e dimostrare che si tratta di prodotti che fanno parte delle tradizioni culinarie in altre regioni del mondo.

Ricordiamo che gli insetti sono ricchi di proteine di ottima qualità, con un alto contenuto di vitamine del gruppo B e minerali fondamentali come zinco e ferro, apportano pochi grassi e quei pochi sono per lo più i preziosi omega-3.

Insetti manca poco arrivo sulle nostre tavole

Ma c’è di più: hanno un costo molto ridotto e la loro produzione rispetta l’ambiente. La Commissione europea ha già investito 3 milioni di euro per cercare di inserirli nell’alimentazione occidentale e la Fao ha istituito una commissione di 75 esperti per studiare le potenzialità dell’introduzione nella dieta di molte specie di insetti.  I più consumati sono i coleotteri, seguono i bruchi, le api, le vespe e le formiche, e poi cavallette, locuste e grilli.

Eppure, mangiare cavallette, grilli o scarafaggi è ancora qualcosa che fa storcere il naso a molti, provoca disgusto soprattutto negli Usa, in Canada e in Europa, nonostante due miliardi di persone li consumino.

Da uno studio guidato dalla Rutgers University emerge che il fattore ‘disgusto’ nulla ha comunque a che fare con la nutrizione, la digestione o l’evoluzione. Infatti, gli insetti, la scelta di cibo per i nostri primi antenati primati, potrebbero ancora essere mangiati e digeriti da quasi tutti i primati di oggi, inclusi gli umani. La ricerca, pubblicata su Molecular Biology and Evolution, ribalta la credenza diffusa per molto tempo secondo la quale i mammiferi non producevano un enzima che potesse ‘scomporre’ gli esoscheletri degli insetti (che hanno la funzione di rivestimento e scheletro).

Esaminando i genomi di 34 primati, alla ricerca di copie di un gene chiamato CHIA, l’enzima dello stomaco che scompone la chitina, che fa parte del rivestimento esterno di un insetto, gli studiosi hanno scoperto che quasi tutti i primati viventi hanno ancora versioni funzionanti del gene necessario per produrre questo enzima.

Non c’è più nessuna scusa, quindi: non appena le norme di allevamento e vendita verranno completate, gli insetti arriveranno sulle nostre tavole.

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