Dopamina l’ormone della felicità rafforza le difese immunitarie

Eleonora Gitto

La dopamina, come viene definita in rete dall’enciclopedia del web Wikipedia (o, più raramente, dopammina) è un neurotrasmettitore endogeno della famiglia delle catecolammine. All’interno del cervello questa feniletilammina funziona da neurotrasmettitore, tramite l’attivazione dei recettori dopaminici specifici e subrecettori.

La dopamina è prodotta in diverse aree del cervello, tra cui la substantia nigra e l’area tegmentale ventrale (ATV). Grandi quantità si trovano nei gangli della base, soprattutto nel telencefalo, nell’accumbens, nel tubercoloolfattorio, nel nucleo centrale dell’amigdala, nell’eminenza mediana e in alcune zone della corteccia frontale.

Chi è felice non si ammala”, pensavano che fosse solo un modo di dire invece, a quanto pare, è proprio così, la felicità, dovuta a un ormone, un neurotrasmettitore prodotto dal cervello e in minima parte dalle ghiandole surrenali, rinforza le difese immunitarie, perciò riduce la possibilità di ammalarsi, la dopamina, noto ormone della felicità, ci fa vivere sani perché è in grado di rafforzare le nostre difese immunitarie.

Questo è quanto si evince da uno studio internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature.

La dopamina rientra nella categoria delle catecolamine, il gruppo di ormoni cui appartengono anche adrenalina e noradrenalina, di cui la dopamina è il precursore.

E’ nota anche l’ormone dell’euforia poiché la sua presenza è legata alla sfera del piacere e di gratificazione.

Tutto ciò che ci dà piacere (cibo, il sesso, musica, sport, lettura, ma anche alcol, fumo o altre dipendenze), suscita una sensazione di appagamento e di gratificazione, aumentando i livelli di dopamina.

Grazie a questa sua azione, la dopamina è utilissima nel contrastare i sintomi della depressione, proprio perché essa va a stimolare le aree cerebrali deputate alla sensazione del piacere e del benessere.

Ma perché questo ormone ci fa ammalare di meno? Il meccanismo è stato l’oggetto dello studio dei ricercatori del Braunschweig Integrated Centre of Systems Biology, in Germania.

In pratica succede che quando una sostanza estranea entra nel nostro organismo, subito si attivano gli anticorpi per eliminare l’intruso.

In regioni specializzate dei linfonodi, i cosiddetti centri germinativi, avviene la selezione degli anticorpi più idonei in modo da ottenere una risposta immunitaria più specifica.

Spiega uno dei ricercatori, Michael Meyer-Hermann, che: “all’interno del centro germinativo, le cellule immunitarie, ovvero i linfociti B e i linfociti T, collaborano tra loro e formano una struttura chiamata sinapsi immunologica, attraverso cui le membrane cellulari si trasmettono informazioni”. Ebbene, pare che il ruolo di controllo su questo meccanismo spetti proprio alla dopamina.

Eseguendo alcune simulazioni al computer, i ricercatori hanno dimostrato che le cellule T nei centri germinativi liberano la dopamina la quale, sua volta, velocizza la selezione delle cellule B necessarie a una migliore, e più mirata, risposta immunitaria. “L’effetto più pronunciato del processo controllato dalla dopamina – continua Meyer-Hermann – è quello di produrre una quantità chiaramente aumentata di anticorpi”.

Va da sé che le future applicazioni di questo meccanismo sono rilevanti. Infatti, a detta dei ricercatori, potrebbe essere sfruttato per potenziare negli anziani le risposte immunitarie dopo la vaccinazione, ma anche per garantire una maggiore probabilità di sopravvivenza durante un’infezione molto aggressiva.

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