Sport, quelli da contatto pericolosi per il cervello
Sport quelli da contatto pericolosi per il cervello

Se è indubbio che lo sport, nel suo complesso, è un toccasana per spirito e corpo, gli sport di contatto come la boxe, kickboxing e arti marziali miste sono comunque in grado di infliggere gravi lesioni o addirittura la morte.

Chi pratica questa tipologia di sport può ritrovarsi con ossa rotte, ma può anche subire il distacco della retina o danni a fegato e reni.

Uno dei traumi più diffusi, soprattutto negli sport da contatto (calcio, rugby, hockey, arti marziali…), è la contusione muscolare. Il contrasto fisico dell’avversario può spesso risultare in una lesione dei muscoli più esposti.

I muscoli vicini all’osso, poi, sono solitamente i più colpiti da contusione e il trauma è solitamente più grave (e doloroso) quando il muscolo colpito è sotto sforzo (in contrazione). Ciò comporta una lacerazione più o meno importante delle fibre che compongono il muscolo.

Ma non sono solo muscoli ed articolazioni ad essere esposti: a quanto pare, infatti, a rischio è addirittura il cervello.

Stando infatti a recenti ricerche gli sport da contatto, quali ad esempio il rugby, il calcio e tanti altri ancora, andando a scuotere eccessivamente il cervello potrebbero comportare dei problemi per la nostra salute.

A mettere in guardia sugli sport di contatto, come il rugby, è il magazine Nature, su cui è stato pubblicato un illuminante editoriale.

La tesi che si è voluta dimostrare è quella secondo cui gli sport che scuotono il cervello potrebbero causare seri danni cerebrali fino a un aumentato rischio di incappare in una grave forma di demenza.

Sport quelli da contatto pericolosi per il cervello

Il timore dei ricercatori che hanno condotto questo studio è che il trauma possa indurre i giovani ad interrompere le proprietà di sviluppo del cervello andando incontro ad una taupatia ovvero una demenza di tipo Tau che prende il nome dalla proteina che va ad accumularsi nel cervello e che causa l’Alzheimer.

I ricercatori pare abbiano preso in esame ben 177 adulti con una età media di circa 67 anni. Gli studiosi avrebbero evidenziato come nei giocatori di Football con una grande carriera fossero presenti tutti i segnali della demenza nella maggior parte dei casi e sintomi cognitivi nel 95%.

In particolare lo scuotimento che può derivare dagli sport di contatto può dare luogo alla encefalopatia post-traumatica. Per stabilire chi ne è stato colpito si utilizza il test King Devick che viene già utilizzato nell’ambito del MIlitary Acute Concussion Evaluation ( Mace) per valutare i danni subiti dai marines che riportano traumi da guerra.

D’altro canto lo stesso rischio lo corrono anche le persone che conducono tutt’altro tipo di vita: per esempio quelle che usano spesso il martello pneumatico. A un’analisi accurata del loro cervello, tali persone – morte per altre cause – evidenziavano elevate quantità delle proteina Tau.

In effetti già 4 anni fa l’American Academy of neurology aveva indicato come misura cautelativa obbligatoria per tutti i calciatori di football che subivano un trauma cranico durante una partita, l’immediata valutazione neuropsicologica da parte del medico di bordo campo.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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