Bari, Grumo Appula: se la Chiesa rende omaggio ai mafiosi

Eleonora Gitto

Accade a Grumo Appula, in provincia di Bari, il parroco don Michele Delle Foglie decide di celebrare una messa in suffragio di non noto mafioso.

“Il parroco, don Michele Delle Foglie, spiritualmente unito ai famigliari residenti in Canada e con il figlio Franco venuto in visita nella nostra cittadina, invita la comunità dei fedeli alla celebrazione di una Santa Messa in memoria del loro congiunto”.

Con queste parole il parroco invita i 13mila abitanti del Comune di Grumo Appula a partecipare alla messa da celebrare nella Chiesa Madre in suffragio di Rocco Sollecito, il famigerato boss della ‘ndrangheta di origine pugliese appartenente al clan membro del clan Rizzuto e ucciso lo scorso maggio in Canada.

Ovviamente il paese è insorto. Tra l’altro il Sollecito non è nato a Grumo Appula, comune dell’area metropolitana che dista 16 chilometri da del capoluogo pugliese, ma a Bari, perciò la decisione del parroco appare ancora più incomprensibile.

Dell’uccisione di Rocco Sollecito ne parlarono tutti i giornali perché il clan Rizzuto è ritenuto il più potente e pericoloso del Canada.

Sollecito, che aveva 67 anni quando fu raggiunto da diversi colpi di pistola mentre come sua consuetudine aspettava l’autobus, era membro della cupola di sei membri che dalla fine degli anni 90 aveva gestito affari illeciti a Montreal.

Insomma un personaggio che, con tutto il rispetto dovuto alla morte, non dovrebbe essere “onorato” in alcun modo.

Ma il parroco zelante di Grumo Appula prende alla lettera quanto appare scritto sulla Basilica del 1128 di San Nicola in Carcere che si trova a Roma: Indulgentia plenaria quotidiana perpetua pro vivis et defunctis.

Un concetto tanto rassicurante quanto totalizzante, un’aspirazione suprema che nel campo etico-religioso si trasforma in buonismo (sovente ipocrita) e tolleranza.

Nel campo del diritto, invece, lo stesso concetto si definisce attenuante, o condizionale. Può un mafioso della peggiore specie meritare attenuanti o perdono?

Il polverone sollevato dalla notizia è arrivato anche all’Arcivescovo Francesco Cacucci, il quale in una lettera indirizzata a don Michele, ha sottolineato “il grave scandalo” suscitato dall’iniziativa, “presa peraltro in modo arbitrario e senza consultare l’Ordinario Diocesano”.

Sul caso è intervenuto anche il sindaco di Grumo Appula Michele D’Atri: “Dopo l’ennesima segnalazione è arrivato il momento che il vescovo prenda provvedimenti. Credo che su don Michele Delle Foglie ci sia un profilo di incompatibilità col territorio”.

Le parole del primo cittadino sono state raccolte e così, anche se il questore di Bari Carmine Esposito aveva disposto che per motivi di ordine e di sicurezza pubblica il rito religioso doveva essere celebrato in modo privato e alle 6 di stamattina (27 dicembre), la messa in suffragio del mafioso per fortuna non c’è stata.

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