Bomba ecologica nel Salento: 600 fusti di veleni sepolti a Ugento

Eleonora Gitto

Bomba ecologica nel Salento: nella discarica Burgesi di Ugento, in Provincia di Lecce, sono state sepolte tonnellate di veleni molto pericolosi per l’uomo.

Quanto ritrovato sepolto nella discarica Burgesi, è ciò che rimane di 600 fusti contenenti rifiuti speciali smaltiti in modo illegale alla fine degli anni 90.

Una situazione comune a molte zone italiana. In Campania, per esempio, fra gli anni 80 e 90 a essere usata come pattumiera di rifiuti speciali provenienti dal Nord e, soprattutto, da Porto Marghera che per disfarsi facilmente, ed economicamente dei suoi fanghi tossici, ha pensato bene di fare accordi con la malavita campana.

Ora tocca al Salento scoprire la sua bomba ecologica.

La Procura di Lecce ha ordinato ai Comuni di Ugento e Acquarica del Capo di bonificare i siti interessati dal disastro ambientale.

A denunciare l’illecito è stato lo stesso imprenditore che ha trasportato fusti con sostanze pericolose spacciandoli come rifiuti ordinari.

Si tratta di Gianluigi Rosafio, genero del boss ergastolano Pippi Calamita e coinvolto in un processo per illecito smaltimento di rifiuti.

I periti interessati dalla Procura hanno accertato la presenza di Pcb, i policlorobifenili nel percolato della discarica di Burgesi.

Il Pcb, secondo l’Istituto Superiore di Sanità e l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, è una sostanza pericolosissima per l’uomo.

I rifiuti tossici sarebbero giunti nel Salento dentro circa 600 fusti inviati da una ditta di Torino che ha sede anche nel leccese.

Come mai non ci sono responsabili da punire? Perché la stessa Procura di Lecce ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sul traffico di sostanze pericolose dal Nord verso il Salento, per prescrizione dei reati che sarebbero stati commessi oltre quindici anni fa.

Perciò la questione si chiude con un sollecito ai Comuni.

Ora tocca all’amministrazione di Ugento e di Acquarica del Capo provvedere alla bonifica dei siti inquinati.

15 anni fa la discarica, che doveva ospitare solo rifiuti solidi urbani, era gestita dalla Monteco.

Le amministrazioni a loro volta hanno chiesto alla Monteco di risarcire i danni fatti a un territorio essenzialmente a vocazione turistica.

Poi vorranno accertarsi della presenza dei fusti. Se davvero fossero ancora sepolti sotto le montagne di rifiuti, toccherebbe alla Monteco la messa in sicurezza.

E nel frattempo che si decida chi debba fare cosa, il veleno uccide il territorio e il cancro i cittadini.

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