Brescia, condannati gli animalisti che hanno liberato i cani

Eleonora Gitto

Sono stati condannati i 12 animalisti che hanno liberato a Brescia decine di cani per sottrarli a maltrattamenti e uccisioni.

Il Tribunale di Brescia ha inopinatamente inflitto condanne fino a 10 mesi per 12 dei 13 liberatori.

L’allevamento di cani Beagle si chiamava Green Hill di Montichiari. L’indispensabile intervento è avvenuto ad aprile del 2012, sotto gli occhi di tutti.

I proprietari dell’allevamento, da parte loro, erano stati condannati in primo grado per maltrattamenti e uccisione di animali.

Ora, posto che c’è una condanna per maltrattamenti e uccisioni, e posto che gli animali non sono certo una cosa, come si fa a condannare chi ha sottratto quei cani dai maltrattamenti e dalle uccisioni?

Ragionamenti diversi da questo potrebbero non essere confortati dal supporto della logica, oltre che della giustizia.

E, infatti, la Lav ha commentato che, pur rispettando la decisione dei giudici, ritiene che “la sentenza vada a confliggere con il riconoscimento dell’animale quale essere senziente, e non res, e quindi questo non è stato un furto, ma un’azione deputata doverosamente al salvataggio di esseri senzienti”.

Come dare torto a queste persone? Perché tentare di salvare solo la vita degli uomini ed evitare le loro sofferenze, quando anche altri esseri vivono e soffrono? E aggiungiamo: sovente sono molto meglio degli uomini, come noto.

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