La Svizzera discriminerebbe i lavoratori frontalieri italiani

Negli ultimi mesi, vista anche la fortissima tensione interna creata dai continui e quotidiani sbarchi di immigrati, l’Italia sembra essersi scoperta improvvisamente razzista, discriminante verso coloro che entrano nel proprio paese.

Eppure non è passato neppure troppo tempo da quanto i lavoratori italiani venivano discriminati in mezzo mondo, etichettati come ladri e fannulloni, ed anche oggi, seppure in modalità differente e in modo meno plateale, la situazione non è poi tanto differente.

La Farnesina infatti è dovuta intervenire in difesa di circa 60mila lavoratori italiani che lavorano in Svizzera. I cosiddetti “frontalieri”, che spesso vanno e vengono tra l’Italia e il Paese elvetico per motivi professionali, sono costretti da qualche tempo a questa parte a esibire il certificato penale per poter continuare a lavorare.

L’Italia definisce, in una nota ufficiale,  «gravemente discriminatorie» le misure, che violerebbero accordi internazionali sottoscritti anche dalla Svizzera nel 1999 sulla libera circolazione delle persone. «Il segretario generale – prosegue la nota – ha chiesto un sollecito, rinnovato impegno delle autorità di Berna per porre termine a una situazione che suscita profonda insoddisfazione in Italia. L’ambasciatore Kessler, fa sapere la Farnesina, ha confermato che le autorità federali svizzere considerano tali misure incompatibili con gli obblighi derivanti dall’accordo e ha assicurato che avrebbe tempestivamente informato le sue autorità».

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