Paula Cooper, morta suicida l’icona della lotta contro la pena di morte

Nel 1986 fu condannata a morte, appena 15 enne, per l’omicidio – insieme a tre compagne di scuola – di un’insegnante di catechismo, la 78enne Ruth Pelke, per cercare di rubarle il portafoglio: pentita per il gesto cruento, servì la mobilitazione del mondo intero, compresa quella di Papa Giovanni Paolo II, per riuscire a commutarle la pena in 60 anni di reclusione.

Parliamo di Paula Cooper, 45 anni, un simbolo delle campagne contro la pena di morte negli Stati Uniti e in tutto il mondo, con oltre due milioni di firme raccolte per riuscire a salvarle la vita. La sua vicenda portò a conoscenza del mondo intero la legge dell’Indiana che prevedeva la pena di morte per i bambini sopra i dieci anni.

Paula ha scontato, di quei 60 anni, solo 28 anni di carcere, ottenendo la libertà per buona condotta due anni fa: martedì scorso è stata ritrovata morta, con un colpo di pistola alla testa.

Aveva promesso di girare gli Stati Uniti per parlare ai giovani e spiegare come il crimine non paghi, come ci sia sempre la possibilità di “seguire una strada giusta”, ma sembra che Paula si sia arresa a poche settimane dalla fine della libertà condizionata.

La polizia ha parlato di suicidio, anche se la conferma dovrebbe arrivare dall’autopsia che si svolgera’ oggi.
“E’ una fine inconsueta per una caso tragico”, ha ammesso il procuratore di Indianapolis, Jack Crawford.

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