Pena di morte, uno studente su due in Italia la rivorrebbe

Oggi è la giornata mondiale contro la pena di morte: in troppi paesi del mondo vige ancora la pena capitale come sanzione per i delitti più gravi ed efferati, ma ci sono addirittura ancora paesi dove si mettono a morte persone condannate per imputazioni legate agli stupefacenti, in violazione del diritto internazionale.

Almeno 11 paesi in tutto il mondo ( Cina, Indonesia, Iran, Kuwait, Malesia, Arabia Saudita, Singapore, Sri Lanka, Thailandia, Emirati Arabi Uniti e Vietnam) hanno emesso condanne capitali o messo a morte persone per reati legati alla droga nel corso degli ultimi due anni, ma i reati legati alla droga, che possono includere accuse che vanno dal traffico al possesso di droga, sono punibili con la morte in più di 30 Paesi.

In Italia non abbiamo più la pena di morte da ormai oltre un secolo, eppure gli studenti italiani sono molto rigidi al riguardo: secondo quanto svelato da una ricerca di Skuola.net condotta su oltre 2 mila intervistati, circa la metà di questi si è detta favorevole alla pena capitale. E, spesso, non importa neppure se il colpevole è minorenne (per due ragazzi su cinque) né tanto meno se sia in grado di intendere e di volere (per il 43% dei favorevoli).

Neanche quelli che si dichiarano contrari a questa condanna hanno comunque la mano leggera. Nei casi particolarmente gravi e violenti il 32% darebbe il carcere duro (41 bis) e il 29% “concederebbe” l’ergastolo semplice. Ma c’è anche chi propone i lavori forzati (uno su dieci) e chi le pene corporali tipiche del Medioevo (2%).

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