Pescara, riaccoglie in casa il marito che ha assassinato il figlio

Una notizia che lascia sgomenti, che fa dubitare, anche senza voler entrare nel merito di giudizi di natura morale, sulla sanità mentale di alcune persone.

Massimo Maravalle, 47 anni, impiegato di una società di informatica e a detta di tutti un madre amorevole e meraviglioso, nel luglio del 2014 entrò in questura e confessò lasciando attoniti perfino il pubblico ministero della Procura di Pescara, Andrea Papalia e al capo della squadra mobile Pierfrancesco Muriana, l’omicidio di suo figlio adottivo, Maxim.

“Ho soffocato mio figlio di cinque anni nel sonno. Ho usato un cuscino… Mia moglie dormiva e non si è accorta di nulla. Ricordo perfettamente il momento in cui ha smesso di respirare. Mentre premevo non ho percepito alcuna reazione da parte sua. Credo che non se ne sia nemmeno accorto…”, confessò.

Poche settimane fa è tornato in libertà dopo che in una perizia clinica depositata in tribunale è stato ritenuto “non pericoloso”. Ed ora è tornato a casa, nell’appartamento dove si è consumata la tragedia, accolto e preso in cura da sua moglie Patrizia Silvestri, 48 anni, avvocato e madre adottiva di quel bambino. “L’ho perdonato” racconta lei ad amici e conoscenti “non era lui in quel momento. Ora proviamo a ricominciare insieme”.

La coppia, tra le altre cose, è indagata per falso in concorso in merito alla questione dell’adozione del povero Maxim. Secondo l’accusa, i due avrebbero nascosto la patologia che aveva colpito da anni Maravalle, ma la moglie nega sottolineando come sia stato presentato un certificato medico con la patologia mentale del marito e le relative cure.

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