Si costituisce il rampollo Paolo Ligresti dopo due anni di latitanza

Una latitanza di lusso la sua, trascorsa in Svizzera e durata oltre due anni, ma alla fine Paolo Ligresti ha deciso di costituirsi alla polizia italiana, ed al momento si trova già in stato di fermo, agli arresti domiciliari.

A suo carico pendeva un’ordinanza di custodia in carcere per aggiotaggio e falso in bilancio in uno dei filoni dell’inchiesta su Fonsai: nella stessa inchiesta, con sentenza del 7 luglio del 2013, finirono in carcere le sorelle Jonella e Giulia Maria e per il padre Salvatore Ligresti furono disposti gli arresti domiciliari a Milano.

Ligresti invece aveva ottenuto la cittadinanza in Svizzera da tre settimane e in questi due ani non ha mai pensato di affrontare le sue responsabilità. Secondo le indagini condotte dalle procure di Milano e Torino, la famiglia Ligresti e i manager di fiducia avrebbero creato e poi occultato la massa di debiti che ha portato sull’orlo del crac il gruppo assicurativo Fonsai (Sai, Fondiaria e Milano Assicurazioni, controllate attraverso la holding Premafin), poi rilevato dai bolognesi di Unipol.

Ma perché tornare proprio ora? Ora in Italia Paolo Ligresti potrebbe approfittare di una favorevole svolta legislativa. L’accusa di falso in bilancio rischia di essere cancellata da un vuoto normativo creato dalla recente riforma varata dal governo Renzi, allo scopo dichiarato di rendere di nuovo punibile questo reato, che era stato praticamente abolito nel 2002 dalla maggioranza di centro-destra guidata da Berlusconi.

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