Stefano Fassina vuole fondare un partito con gli esclusi del PD

Il suo è stato forse uno degli abbandoni più clamorosi e discussi delle ultime settimane, ma Stefano Fassina è pronto a dominare la scena politica, senza più essere messo in ombra dall’ormai onnipresente Premier, e ha quindi deciso di dar vita a un partito tutto suo.

«Siamo qui per fare un partito politico, chiamiamo le cose con il loro nome. Vogliamo essere affluente di un fiume che vuole misurarsi con una prospettiva di governo», dichiara al Teatro Palladium di Roma.

“Non inizio con i saluti di rito, non ringrazio nessuno, ma non per maleducazione. Qui non ci sono invitati ospiti, qui siamo tutti protagonisti. Oggi è il 4 luglio e non è solo la festa dell’indipendenza degli Stati Uniti, oggi celebriamo l’indipendenza da una sinistra rassegnata e subalterna, chiusa alla partecipazione di uomini e donne, vincente senza vittoria”, il suo esordio chiaro e diretto al punto.

L’ex viceministro uscito dal partito unisce così dirigenti e militanti delusi, tra i quali anche Sergio Cofferati e Pippo Civati, oltre al bersaniano Alfredo D’Attorre che dal Pd, tra l’altro, ancora non è uscito.

Più che di partito, Pippo Civati, presente alla convention insieme con una delegazione di Sel, preferisce parlare di “movimento”, mentre per l’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati  «c’è un grande spazio a sinistra che va riempito, cominciando con calma perché il percorso è lungo».

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