Unioni Civili, PD cede ai cattolici: il matrimonio non s’ha da fare
Unioni Civili, PD cede ai cattolici il matrimonio non s’ha da fare

Unioni Civili, il matrimonio non s’ha da fare: il PD, costretto dai numeri in Senato, cede a una delle modifiche chieste con maggiore insistenza da centristi e cattolici: scrivere a chiare lettere del testo di legge che l’istituto delle unioni civili deve essere ben distinto da quello del matrimonio.

Nel testo dunque non ci sarà nessun riferimento all’articolo 29 della Costituzione che recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.

Ignorati anche gli articoli del codice civile che disciplinano il matrimonio. Insomma, il ddl sulle Unioni Civili continua a essere bloccato dall’ala cattolica e bigotta del parlamento tanto che per Carlo Giovanardi non il testo “è da riscrivere completamente”.

Intanto la relatrice del ddl, Monica Cirinnà fa sapere che accetterà “qualche modifica agli articoli 1 e 3″ dove “invece che citare gli articoli del codice civile” che fanno riferimento al matrimonio “si avrà un elenco di diritti”. Poi la senatrice aggiunge che “nessuna grande riforma si fa chiudendo la porta in faccia a qualcuno”.

Giorgio Tonini del PD, chiamato a fare da mediatore fra le parti avverse, afferma che da parte del suo partito c’è sempre stata “piena disponibilità a lavorare per migliorare il testo e, se serve, chiarire questa distinzione tra i diritti per gli omosessuali” ma “sul riconoscimento di diritti individuali e basta” non ci può essere accordo alcuno.

Per il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto bisogna operare secondo i dettami della Corte Costituzionale e cioè andare verso la “creazione di un istituto distinto dal matrimonio ma con la “garanzia dell’omogeneità di trattamento tra coppie omosessuali e coniugate” per non incappare in una bocciatura da parte della Consulta.

Insomma, mentre nel resto del mondo le Unioni Civili sono ormai un istituto acclarato e “normale”, noi continuiamo a discuterne.

Renzi farà marcia indietro? Staremo a vedere se anche lui si piegherà alla logica che in Italia “non si può muovere foglia che CEI non voglia”.

2 comments
  1. Ricordo ancora con disgusto quaranta anni fa la situazione in cui la mia futura moglie ed io ci trovavamo perchè avevamo deciso di convivere. Continui controlli da parte del comune di Milano, nemmeno fossimo mafiosi, pratica impossibilità di gestire figli, sanità, privacy, rapporti con le banche ed altre delizie. Non sono un fan dei diritti omosessuali. Sono un fan dei diritti di TUTTI quelli che vogliono vivere come cappero a loro pare e piace , Cosa Cei, cardinali, curie, preti c’entrino resta una stortura tutta italiana. Ma quando il papato si spostò ad Avignone , non poteva restarci per sempre ?

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