Acilia, Debora e Aurora non ce l’hanno fatta
Acilia, Debora e Aurora non ce l’hanno fatta

Acilia piange Debora e Aurora, le due vittime del crollo della palazzina di Via Giacomo della Marca.

Ci avevamo creduto tutti: soccorritori, marito e padre, figlio e fratello, parenti, amici, concittadini e quanti sono rimasti attaccati a TV, smartphone o PC in attesa della notizia della loro salvezza.

La voglia di sottrarre a una morte assurda e prematura la madre Debora e la figlioletta Aurora di soli 8 anni, era davvero tangibile.

Ma tutto quello scavare con le mani, tutto quel rimanere con il fiato sospeso, tutte le preghiere, quel correre contro il tempo, non sono serviti a nulla.

Aurora “una pepetta, troppo forte” con due occhi vispi e azzurri, e Debora la maestra elementare che sembrava uscita dal libro Cuore, amata da colleghi e bambini della scuola di Dragona, sotto quel cumulo di macerie hanno esalato il loro ultimo respiro.

Il figlio si è salvato perché era andato a comprare il pane. E allora la mente lo vede quel rito normale familiare.

Lei un po’ stanca dopo una giornata di lavoro, ma serena e intenta a preparare la cena. La piccola che le ronza intorno magari parlando dei regali di Natale appena ricevuti e del vestitino bello da indossare a Capodanno.

Manca il pane. E il ragazzo, un po’ scocciato, che lascia il suo solito da fare. Afferra al volo il giaccone e mentre sente la madre che gli raccomanda di fare attenzione e di tornare presto. Lui non sa che quel pane sarà la sua salvezza. Lei non sa che non rivedrà più suo figlio.

Solo ieri mattina in quella palazzina si facevano progetti per il nuovo anno. Oggi per quella palazzina si parla di disastro colposo, di omicidio colposo, di autopsia, di sopralluogo, di sequestro della palazzina, di fuga di gas, di morte.

“Al momento l’unica cosa certa è l’esplosione”, dice Luigi Liolli, il funzionario che coordina le operazioni. Non ce ne voglia il signor Liolli se per noi adesso l’unica cosa certa è che Debora e Aurora non ci sono più.

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