Genova, 40 enne ridotto in fin di vita perché ritenuto gay

Se nel 2015 un assassino o un pedofilo ha il diritto di essere riabilitato, riaccettato nella comunità civile dopo aver scontato la sua pena, a quanto pare essere gay è ritenuto più grave, dato che ci si arroga il diritto di ridurre in fin di vita un uomo, solamente perché ritenuto, tra l’altro erroneamente, omosessuale.

Un uomo di 40 anni è stato selvaggiamente picchiato perché ritenuto gay e ora viene mantenuto in coma farmacologico in ospedale a Genova: tutto sarebbe iniziato su un bus di linea, quando una ragazza l’ha apostrofato dicendo “gay di merda non guardare il mio ragazzo”. L’uomo, in compagnia di un amico, era sovrappensiero e ha dato poco peso alla cosa.

A raccontare il tragico epilogo la compagna della vittima: sotto gli occhi dell’autista, che non interviene in alcun modo e non avverte neppure le autorità, i due amici vengono pestati con una furia cieca. I sei giovani omofobi infieriscono sulle loro vittime colpendoli al capo, sul volto, sugli arti, sulla schiena.

Il 40 enne alla fine riesce a tornare anche a casa, ma in capo a una settimana si sente male, le sue condizioni peggiorano e la fidanzata chiama un’ambulanza. All’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena  lo sottopongono a Tac e riscontrano un ematoma cerebrale.

«Il paziente è arrivato qui in ospedale alcuni giorni fa ed è stato operato d’urgenza dai neurochirurghi per un ematoma celebrale», spiega Giuliano Lo Pinto, direttore sanitario dell’ospedale Galliera.

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