Lite per il crocifisso, parla il papà dell’aggressore

Il papà del ragazzino senegalese che giovedì scorso ha aggredito una coetanea alle spalle all’esterno di una scuola media di Terni ha voluto spiegare la sua versione all’Adnkronos: “Con quello che è successo la religione non c’entra niente. La verità è che mio figlio è stato preso di mira con insulti razzisti e aggressioni fisiche fin da quando è arrivato in classe. E anche giovedì mattina è successo. E lo ha picchiato anche la bambina, insieme ad altri due compagni. Quello che è successo all’uscita da scuola è stata una reazione a quello che era successo la mattina”.

Il padre del ragazzo è un venditore ambulante regolarmente in Italia da 20 anni, con 4 dei 7 figli che ogni giorno vanno a studiare nella parrocchia vicino casa: “Quello che è successo me lo ha raccontato lui il pomeriggio: in pratica giovedì mattina alle 10.30 le maestre mi hanno telefonato dicendo che mio figlio stava dando fastidio alla classe. Io allora ho chiesto di parlargli ma non me lo hanno passato. Poi ho chiamato al cellulare l’altro mio figlio di 16 anni alle 12.30 chiedendo sempre di parlare con il piccolo, ma le insegnanti non mi hanno permesso di parlarci. Poi è successo il fatto con la bambina ma lui non gli ha strappato il crocifisso, come fa a essere un problema per lui il crocifisso se va tutti i giorni in parrocchia?” ha continuato.

L’uomo ha aggiunto che suo figlio non parla ancora italiano ed era in classe da soli venti giorni, inoltre era stato già vittima di bullismo: “lo prendevano in giro sin dai primi giorni. Gli hanno detto parolacce tipo «brutto» o «fai schifo», me lo ha detto lui. Anche quella bambina gli ha dato uno schiaffo nei giorni scorsi e giovedì mattina. Lo hanno preso di mira più volte, poi lui sarà esploso. Io sono rimasto male quando ho visto tutto al telegiornale perché non è vero niente, e anche ieri mattina la preside mi ha detto che non crede c’entri niente il crocifisso”.

L’uomo si rammarica di non aver potuto parlare col figlio: “Se me lo avessero passato, lo avrei calmato io”, ma continuerà a mandarlo a scuola: “deve imparare a leggere e scrivere e non chiederò un cambio di classe”.

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