Parlamento europeo: l’Italia approvi i matrimoni gay

Eleonora Gitto

Il Parlamento europeo chiede per l’ennesima volta all’Italia di approvare i matrimoni gay.

L’Europarlamento con una risoluzione non vincolante ha chiesto all’Italia e altri otto Paesi che ancora non hanno approvato il riconoscimento legale dei matrimoni gay, di farlo in tempi brevi. In pratica dal Parlamento europeo invita questi Stati a varare leggi atte a istituire matrimoni fra persone dello stesso sesso.

Nella risoluzione che è stata approvata a maggioranza, circa 40 pagine, si legge: “I diritti fondamentali delle persone gay, lesbiche, transgender, bisessuali e intersessuali sono tutelati con maggiori probabilità se queste persone hanno accesso alle istituzioni legali come la convivenza, le unioni registrate o i matrimoni”.

Il Parlamento europeo, inoltre, apprezza che “19 stati membri offrono attualmente queste opzioni, e chiede agli altri stati membri di considerare di fare lo stesso”.

Poi l’europarlamento impegna la Commissione a preparare una proposta “per regole ambiziose che assicurino il reciproco riconoscimento dei documenti di stato civile”, fra i quali il riconoscimento legale del genere, dei matrimoni e delle unioni civili e “dei loro effetti legali, per ridurre le barriere legali e amministrative discriminatorie per i cittadini che esercitano il loro diritto alla libera circolazione”.

Nelal risoluzione, inoltre, otto paragrafi su 179 sono dedicati ai diritti delle persone LGTBI, a partire dalla condanna di “ogni forma di discriminazione e violenza sul territorio UE”.

A Palazzo Madama, invece, sulle unioni civili la maggioranza resta divisa fra il Pd e Area popolare.

“Ci siamo trovati contro un muro” ha dichiarato il senatore Carlo Giovanardi (Ncd).

L’emendamento permissivo (quello votato la settimana scorsa da Pd, M5S e conservatori) sulla definizione delle coppie di fatto come specifica formazione sociale “è stato svuotato dalle dichiarazioni alla stampa del relatore”.

Giovanardi, continua dicendo che “il governo è entrato a gamba tesa sui tempi e sui modi di approvazione della legge. Il nostro preciso dovere è di fare una grande battaglia parlamentare” contro norme contrarie “alla lettera della Costituzione”.

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